Effetti della Crisi
Questa settimana nella nostra diocesi si è tenuto un importante evento: la presentazione di un anno di "storia" del Fondo Famiglie Solidali, fondo voluto dal Vescovo ed affidato alla Caritas Diocesana attraverso una commissione che valuta le varie richieste.
Chi volesse approfondire questo argomento può facilmente trovare alcuni articoli apparsi sulla stampa locale (es. cremaonline) e può scaricare i dati statistici direttamente da questa pagina di www.caritascrema.it
Uno degli effetti della crisi è anche l'aumento del gioco...segno che la speranza verso i futuro dei cittadini italiani è affidata alla sorte...nel numero di settembre di Italia Caritas si può leggere un reportage su questo tema Italia Caritas - Settembre
Ospitando libertà
I rom e il profeta Isaia
Il ministro dell'Interno Maroni lo elogia e annuncia di voler rincarare la dose. "Purtroppo - aggiunge - quelli che hanno cittadinanza italiana hanno diritto a restare, non si può fare nulla".
Quali sono le colpe di queste persone? In primo luogo sono rom, poi non godono di un reddito minimo, non hanno una dimora adeguata e sono a carico del nostro Stato sociale. Tradotto: i più deboli che appartengono a certe popolazioni non sono da aiutare, ma da bastonare. Sono persone di serie B.
Intanto, il papa all'Angelus del 22 agosto ha parlato di accogliere le legittime diversità umane e di educare alla fraternità universale. E non avrebbe potuto dire altrimenti. Nella liturgia del giorno (XXI domenica del tempo ordinario, anno C) c'erano testi inequivocabili. La famiglia di Dio è la famiglia umana, al di là dei confini etnici, nazionali o religiosi.
Nel capitolo 66 (vv. 18-21) di Isaia, il Signore convoca un raduno universale ("Verrò a radunare tutte le genti e tutte le lingue"). Coloro che non hanno udito parlare di Lui e non hanno visto la sua gloria diventeranno suoi annunciatori e tra di loro sceglierà dei sacerdoti. Proprio tra gli stranieri di altre nazioni e culture!
In Luca (13,22-29), Gesù descrive chi siederà a mensa nel regno di Dio: "Verranno da oriente e da occidente, da settentrione e da mezzogiorno". A rischiare di stare fuori, invece, sono proprio quelli che sembrerebbero i primi.
Quando il padrone di casa si alzerà e chiuderà la porta, voi, rimasti fuori, comincerete a bussare alla porta, dicendo: Signore, aprici. Ma egli vi risponderà: "Non vi conosco, non so di dove siete". Allora comincerete a dire: "Abbiamo mangiato e bevuto in tua presenza e tu hai insegnato nelle nostre piazze. Ma egli vi dichiarerà: "Voi, non so di dove siete. Allontanatevi da me, voi tutti operatori di ingiustizia!".
Proprio i cristiani, quelli che hanno mangiato e bevuto ogni domenica in sua presenza, rischiano di non entrare nel regno. Dio guarda la giustizia, guarda il cuore, non le adesioni rituali e formali.
Dov'è la giustizia nel discriminare e penalizzare delle persone perchè appartenenti a una categoria da demonizzare, indipendentemente dalle responsabilità individuali?
Una Chiesa che educa...
Non capita spesso di vedere teoria e pratica coniugate insieme.
È successo pochi giorni fa’ e tutto si è svolto nell’arco di una settimana.
Si sa che settembre è per la nostra diocesi il mese dedicato al convegno che traccerà le linee guida della pastorale. Quest’anno però questo avvenimento si è intrecciato con un altro evento importante: la Missione Giovani. È proprio da questa provvidenziale coincidenza che è scaturito questo felice corto circuito.
Ma andiamo con ordine.
Mercoledì scorso il primo appuntamento per iniziare a riflettere sull’Educazione, il tema che la Chiesa italiana ha posto al centro del prossimo decennio di lavoro. Il relatore, don Erio Castellucci, teologo e vicario episcopale di Forlì, affronta il tema della Chiesa come comunità educante. Una relazione dignitosa, senza particolari colpi di scena né frasi ad effetto che tuttavia non ha deluso perché ha colto, nella parte finale, uno dei nodi fondamentali che la Chiesa di oggi deve sciogliere: l’apertura alle “alleanze educative” sul territorio. Una Comunità cioè che, per riprendere l’azzeccata metafora del relatore, non si arrocca nella navata della chiesa, ma esce sulla piazza e sfrutta la grande opportunità di stringere “alleanze educative” con altri. Non quindi una Chiesa autoreferenziale, che guarda solo a se stessa, ma proprio perché sale, luce e lievito rimanda ad altro e, se dosati bene, allargano gli spazi della ragione, favorendo l’ascolto e il dialogo con tutti coloro che sul territorio sono impegnati in un lavoro educativo: genitori, scuola, enti sociali e pubblici.
Domenica sera nell’ambito della Missione Giovani, un uomo di Chiesa è davvero in una piazza e parla. Si tratta di mons. Domenico Sigalini, assistente nazionale di Azione Cattolica, che in piazza Trento e Trieste non predica, ma dialoga con la gente che si è radunata per ascoltare.
Mons. Sigalini non si limita a testimoniare la propria fede, ma interroga sé e gli altri sulla realtà della Chiesa, sul perché non attiri più i giovani ad esempio. Ne esce un discorso corale che evidenzia come ci siano problemi di comunicazione, di coerenza, di testimonianza, di ascolto, di scarsa corresponsabilizzazione.
Una Comunità che va in piazza e si interroga, una Comunità che è in ricerca e non si sente sazia di certezze, una Comunità che si confronta sui grandi temi e pur sapendo di essere sale, luce e lievito non si sottrae tuttavia all’ascolto e al dialogo, una Comunità che accetta di parlare il linguaggio di tutti gli uomini.
Solo così sarà una Chiesa che avrà qualcosa da dire non solo ai giovani, ma a tutti gli uomini.
Trappole d'agosto?
Cosa vuoi che succeda ad agosto? Sono tutti in vacanza... E invece basta leggere i giornali per vedere che, in questo mese, succedono tante cose e tante ne sono successe anche in passato.