Risorgere ogni giorno-Ascensione C
Atti 1,1-11
Luca 24,46-53
Ascensione. A confronto con l’immaginario di oggi, bisogna specificare che è una realtà di fede, non un Gesù con super poteri che si alza in volo. Queste confusioni non aiutano a cogliere il senso pieno di questo Vangelo. Ricordo il video di una bellissima meditazione su questo tema tenuta da Raimon Panikkar, una delle grandi figure della cultura e della spiritualità del nostro tempo. Indiano ed europeo, dalla formazione scientifica ed umanistica, pellegrino delle grandi tradizioni religiose.
Vorrei ricordare qualche suo passaggio.
L’ascensione è il culmine della risurrezione, questo grande mistero così difficile da capire e così importante da integrare nella nostra vita. È la risurrezione del corpo (meglio, nel corpo) e non l’affermazione dell’immortalità dell’anima. Si tratta della parte corporale, fisica, fulcro del messaggio cristiano, che spesso si è spiritualizzato a tal punto che quasi quasi sembra trattarsi di un’ideologia.
Parlare dell’ascensione senza parlare della risurrezione ha poco senso e parlare della risurrezione senza parlare della resurrezione del corpo è soltanto una visione puramente idealistica. Ascensione e risurrezione vanno insieme.
Con il compiersi della risurrezione nell’ascensione, Gesù non è più presente davanti ai nostri occhi. Ma allo stesso tempo sempre presente. Lo affermava anche sant’Agostino: «Oggi nostro Signore Gesù Cristo è asceso al cielo. Con lui salga pure il nostro cuore. Come egli è asceso e non si è allontanato da noi, così anche noi già siamo lassù con lui». È una presenza diversa, come la risurrezione è il passaggio a una vita diversa, nuova.
È una presenza che trascende i limiti fisici. «Nell’ascendere al Padre – spiega Enzo Bianchi – Gesù promette anche lo Spirito santo, che con la sua forza renderà i credenti in lui testimoni, cioè persone capaci di raccontare Gesù stesso che è venuto nel mondo come uomo ed è passato tra gli uomini facendo del bene (cf. At 10,38), persone capaci di attenderlo come colui che verrà nella gloria. No, Gesù non va cercato presso la tomba vuota, né alzando gli occhi verso l’alto per carpire un’apparizione: egli va ormai cercato nella comunità cristiana, nell’eucaristia, negli uomini e nelle donne che, in condizione di ultimi, attendono da noi “il servizio del fratello” in cui Gesù ha voluto rendersi presente (cf. Mt 25,31-46)».
Ecco, allora, che il dono dello Spirito che segue l’ascensione, rende possibile questa presenza nuova del Signore in noi, con cui comincia qui e ora la nostra risurrezione. La fede, nel senso profondo della parola, trasforma l’essere umano e lo converte in qualcosa che chi non vede o non vive questa stessa fede non può percepire. È il culmine della risurrezione: la trasformazione lenta, misteriosa nel nostro corpo. Il corpo allora non è più un ostacolo e si converte in strumento per arrivare alla pienezza: l’ascensione.
Lo ha detto in questi giorni anche Carlo Maria Martini conversando con l’ateo Scalfari:
«Lo Spirito risorge in tutti noi. Risorge ogni giorno, risorge quando preghiamo, quando ci comunichiamo mangiando il pane e bevendo il vino del Signore, quando risorgono in noi la carità e la speranza del futuro, quello terreno e quello extraterreno. La storia del mondo non sarebbe quella che è se la speranza non alimentasse i nostri sforzi e la carità non illuminasse la nostra vita quotidiana. La Resurrezione dello Spirito è la fiamma che spinge le ruote del mondo. Lei può immaginare un mondo senza carità e senza speranza?».
«Non lo immagino infatti. Ma speranza e carità illuminano anche la vita dei non credenti o almeno di molti di essi. Noi non abbiamo bisogno della fede, l'amore del prossimo, secondo me, deriva da un istinto che opera in ciascuno di noi. È l'istinto della vita, l'istinto della socievolezza, l'istinto della sopravvivenza della specie».
«Lei pensa che quell'istinto sia sempre presente in ogni individuo?».
«Penso che sia sempre latente, ma sempre in contrasto con l'amore di sé. La vita non è che un eterno
contrasto tra questi due elementi. La natura umana poggia sulla dinamica di questi due elementi».
«Ogni volta che l'amore del prossimo vince sull'egoismo dell'amore di sé, quello è il momento in cui lo Spirito risorge. Il fatto che lei lo chiami istinto non cambia la tessitura della vita: per me è la Resurrezione».
«Ma non la Resurrezione dei morti».
«Quello è un mistero della fede, un di più che ci aiuta. Io non lo chiamo miracolo, lo chiamo necessità. La necessità di vivere con carità e speranza».