Non si vede bene che con il cuore - IV Pasqua C
Giovanni 10,27-30
Detto con le parole di Pietro: In nessun altro al mondo c'è salvezza, se non nel nome del Signore Gesù.
Il testo di Giovanni scolpisce in pochi tratti la relazione di fede con Gesù.
1. La fede è una relazione conoscitiva: "Io conosco le mie pecore ed esse conoscono me, le chiamo per non" (10,14). Quindi, è una relazione personalizzata, non astratta. E' la vita con tutti i suoi risvolti.
E' detto per la nostra storia di fede che perlopiù è frutto dell'ambiente in cui siamo nati. La fede è la vita con tutti i suoi passaggi: lieti, tristi, belli, difficili, emotivamente coinvolgenti, desolatamente aridi.
2. La fede è una relazione ben protetta: "Io difendo le mie pecore dai lupi, non le abbandono come fa il mercenario che scappa" (10,12).
La fede, come la vita, non è un viaggio nel sole a cielo aperto, è un percorso a ostacoli imprevedibili e sempre diversi: ci aiuta a rispondere ai segni dei tempi che variano e ci interpellano.
3. La fede è una relazione affettiva: "Io amo le mie pecore e dono la vita per le mie pecore" (10,11).
E' detto per i momenti difficili, ma fecondi, della fede: non quelli consalati dal fervore, ma quelli intrisi di aridità che richiedono sacrificio. Le cose essenziali sono invisibili agli occhi. Non si vede bene che con il cuore.
Chi non si sente amato da Dio difficilmente riesce a credere. Chi cerca facili gratificazioni difficilmente riesce ad amare, finisce con l'amare solo se stesso. Non a caso i modelli di oggi, improntati al fascino dell'avere e dell'immagine, insidiano la bellezza e la cordialità del rapporto di fede. E rendono ardue anche le scelte di speciale vocazione dove è decisivo non il fare per Cristo, non le condivisioni, ma l'essere per Cristo.
Ci sono molti fiori di campo che rallegrano le pianure, ma più rari e fascinosi sono i bucaneve che allietano i crepacci della montagna. Mi tornano alla mente le parole di un semplice credente: "Senza di te, Signore, sono perduto. Con te vado in capo al mondo".
Detto con Gabriela Mistral, una mistica del nostro tempo: "Se tu mi guardi, Signore, divento bella, bella come l'erba sotto la rugiada, e le alte canne non riconosceranno il mio volto abbagliato, quando scenderò al fiume".
Quando visitai la prima volta le catacombe di San Callisto a Roma, mi colpirono i numerosi graffiti del Buon Pastore incisi sulle pareti (più esattamente "il bel pastore", dice il testo greco di Giovanni). La comunità cristiana del primo secolo, perseguitata e accerchiata da un mondo ostile, intese esprimere un vissuto affettivo improntato a gratitudine verso il Signore risorto, guida-sostegno-speranza della propria vita.