La scelta di Gesù - III Pasqua C
Giovanni 21,1-19.
A questa 3a Domenica di Pasqua - Anno C, qualche messalino dà il titolo: "Liturgia del cielo e della terra". Titolo riconoscibile nelle Letture, ma riteniamo che sia più prudente lasciare che la Parola parli da sola.
La Prima Lettura vede Pietro insieme agli Apostoli processati per aver insegnato nel nome di Gesù Cristo. Ed essi rispondono: "Bisogna obbedire a Dio invece che agli uomini. ".
L'attualizzazione di questo insegnamento non è facile per noi discepoli di Cristo, chiamati oggi a testimoniarlo con la parola e le azioni nel mondo in cui viviamo, in famiglia, nel condominio, sul lavoro e in tutte le nostre relazioni umane. Dobbiamo farlo anche a costo di contraddire le autorità di questo mondo, coscienti di andare controcorrente, degni anche noi di essere "flagellati", perché chi segue Cristo deve essere preparato a seguirne la sorte.
La Seconda Lettura sembrerebbe voler compensare le difficoltà dei discepoli in terra con un'anticipazione di visione della liturgia celeste: tutte le creature nel cielo e sulla terra, [tutta la creazione] rendono culto a Colui che siede sul trono [Dio Padre] e all' Agnello [Dio Figlio].
E arriviamo ora al ricchissimo brano di Vangelo in cui leggiamo quasi per intero l'ultimo capitolo del Quarto Vangelo, forse aggiunto alla stesura originaria da un discepolo di Giovanni. Si articola in tre scene diverse, ma molto bene integrate: la pesca, il pasto (eucaristico?), il dialogo fra Gesù e Simone-Pietro.
Siamo in Galilea, dopo la Pasqua in cui Gesù è morto e risorto.
Gli apostoli sono tornati in Galilea, forse perché Gesù stesso lo aveva ordinato (cf. Mt 28,10: il Risorto dice alle donne: "andate ad annunziare ai miei fratelli che vadano in Galilea e là mi vedranno."). Forse invece essi sono tornati al loro precedente lavoro di pescatori sconcertati e delusi perché non hanno capito gli eventi straordinari accaduti, troppo superiori alla loro povera capacità di comprensione. Hanno pur visto la tomba vuota e qualcuno ha anche creduto; poi Gesù è anche apparso. Ma riconoscere il Risorto, così diverso dal Gesù terreno, è stato difficile e sconcertante! (Gv 20)
Pietro, leader sempre indiscusso del gruppo anche dopo il suo triplice rinnegamento, dice: "Io vado a pescare". E Tommaso, Natanaele, Giacomo, Giovanni e altri due senza nome lo seguono: "Veniamo anche noi con te.".
Sembra di leggere fra le righe lo sconforto di chi non ha capito. Gli apostoli stanno vivendo un'esperienza simile alla nostra, che sappiamo che Gesù è risorto, ma non lo vediamo nel nostro quotidiano e in un qualche modo ci sentiamo abbandonati da Lui. I due discepoli innominati possono essere interpretati in modo diverso: gli esegeti cercano di capire da qualche indizio i loro nomi, ma noi comuni lettori del Vangelo potremmo pensare che sulla incerta barca di Pietro ci sia posto anche per noi.
Inutile precisare che la pesca è assolutamente infruttuosa in una notte che l'assenza di Gesù rende irrimediabilmente buia. Pensiamo alla frenesia di attività che svolgiamo nelle nostre Comunità ecclesiali nel nome di Gesù ma senza che Lui ne sia troppo coinvolto.
All'alba, mentre essi stanno tornando sconfitti, il Maestro compare sulla riva anche se ancora non riconosciuto. E quello sconosciuto li provoca: "Figlioli, non avete nulla da mangiare?". Vuole che si rendano conto che da soli non sono capaci di concludere nulla di buono. (Gv 15,5: ... senza di me non potete far nulla).
Poi dà loro un' indicazione: "Gettate le reti dalla parte destra". Sembra un consiglio banale e forse inopportuno a dei pescatori che certamente conoscono il loro mestiere, eppure la Parola di quel Gesù non ancora riconosciuto è tanto fruttuosa da generare una pesca straordinaria.
Centocinquantatre grossi pesci. Numero misterioso che turba gli studiosi.
Come altrove, la reazione di Giovanni, il discepolo amato, e di Simone sono differenti: Giovanni (colui che davanti al sepolcro vuoto, alle bende e al sudario, vide e credette), motivato dal segno miracoloso dei pesci riconosce il Signore in quello sconosciuto sulla riva, mentre Simone, quello che al sepolcro vide senza però arrivare a credere, dopo l'annuncio di Giovanni, si getta in acqua generosamente per arrivare al più presto da Lui. Il Vangelo di Giovanni spesso mette a confronto queste due figure di apostoli e sistematicamente il "discepolo amato" fa una figura migliore rispetto a Simone-Pietro. Perché?
I pescatori arrivano a riva e Gesù li invita: "Venite a mangiare". Nessuno oltre a lui parla, nessuno osa domandare, ma i discepoli sapevano bene che è il Signore. In questo pasto che ci ricorda la nostra eucaristia si mangia pane offerto da Gesù e pesce. I pesci della barca degli uomini si mescolano a pesci forniti da Gesù (erano già sulla brace: v.9). Forse significano che l'azione di Dio e quella dell'uomo si uniscono nella storia. Noi da soli non possiamo far nulla, ma Dio da solo non "vuole" far nulla.
Al termine Gesù prende in disparte Simon Pietro. Tre volte chiede che gli confessi di amarlo come probabile allusione al triplice rinnegamento di pochi giorni prima; e tre volte gli conferma il "primato nel servizio" sulla Chiesa di cui Pietro, dopo Gesù, dovrà essere il pastore.
Forse noi, per pascere le pecorelle di Gesù, avremmo scelto quel Giovanni che era sembrato sempre il più pronto a riconoscere Gesù Risorto e avremmo dato come motivazione una più brillante intelligenza, forse anche una fede più pronta. Eppure Gesù ha scelto Simon-Pietro, più debole e, a nostro giudizio, meno affidabile. Perché così a Lui è piaciuto.