Tav: 22 anni buttati via! E la gente?

Quanto è avvenuto in queste due ultime settimane in Val di Susa fotografa, in piccolo, con precisione millimetrica, la situazione sociale, politica, economica ed anche religiosa dell’Italia di oggi.

 

I fatti

Lunedì 27 giugno un imponente spiegamento di forze dell’ordine smantella blocchi e barricate che i Comitati NO TAV avevano da tempo costruito per impedire l’avvio dei lavori. Motivazione ufficiale dell’operazione: il rischio di perdere i finanziamenti della U.E.

Domenica 4 luglio si svolge una grande manifestazione popolare che raccoglie dalle 50 alle 100 mila persone. Anche 23 sindaci dei Comuni della Valle partecipano. Ad un tratto un ristretto gruppo di manifestanti (black – block?) sfonda la recinzione del cantiere, iniziando un lancio di sassi verso le forze dell’ordine che presidiano i cantieri e che rispondono con il lancio di lacrimogeni e con l’utilizzo di idranti.

Le domande

È da 22 anni che si parla di Alta Velocità e la si progetta in Val di Susa. Ed è da 22 anni che la popolazione della Val di Susa si dice contraria al progetto. Inizialmente una minoranza, ma con il passare del tempo i Comitati NO TAV hanno via via raccolto sempre maggiori adesioni, fino a comprendere tutti gli abitanti del luogo, indipendentemente dal colore politico di appartenenza.

A questo punto sono lecite alcune domande.

- Se è da 22 anni che si manifesta e si protesta, in tutto questo tempo dove è stata la politica? Quante volte gli uomini di governo, qualunque governo, si sono presi la briga di andare in Val di Susa ad ascoltare che cosa avevano da dire gli amministratori e la gente del luogo?

- In questi 22 anni dove sono stati i mass – media? Quali giornali, quali trasmissioni, salvo poche lodevoli eccezioni, si sono preoccupate di spiegare che cos’è la TAV e quali vantaggi avrebbe portato all’economia italiana?

- 22 anni sono lunghi, ma abbiamo avuto notizia di studi per conoscere se la quantità di merci trasportate tra Italia e Francia è aumentato rispetto al 1989 al punto da giustificare un’opera tanto costosa e di così elevato impatto ambientale? Due dati per farci riflettere.

Fino al 12 luglio 1980, quando fu aperto il traforo del Monte Bianco, sulla attuale ferrovia passavano tutte le merci e i passeggeri per la Francia, inclusa la navetta per le automobili Bardonecchia – Modane. Oggi questa linea funziona al 25% delle sue possibilità.

Il tunnel che è stato progettato è lungo 54 km, con temperature interne di oltre 50°C. Quali infrastrutture saranno necessarie per garantire la sicurezza di una simile opera?

  • - In questi 22 anni non si è mai parlato con chiarezza dei costi reali. Si è accennato ad un finanziamento europeo che oscilla tra i 500 e 671 milioni di euro, una bazzecola visto che è pari al 4,5% di quello che3 dovrà sborsare l’Italia: 15 miliardi! Dove andrà a trovare una simile cifra il governo italiano alle prese con una manovra pesantissima per far quadrare i conti? Perché non sdi è mai fatta una conferenza stampa internazionale per chiarire ogni dubbio e spazzare via ogni sospetto?
  • - In questi 22 anni di proteste come mai nessun politico ha pensato di cambiare idea, di provare altre strade, di modificare il progetto? Viene il brutto sospetto che la torta da spartire sia davvero ricca e appetitosa e che le promesse fatte siano state così tante che oggi non si possa tornare più indietro.

Alcune considerazioni

  • Sicuramente i referendum del 12 e 13 giugno hanno ridato nuova linfa ai Comitati NO TAV. un’altra Italia è venuta alla luce: un’Italia che vuole difendersi e difendere i beni comuni. Anche la Val di Susa è un bene comune.
  • Abbiamo parlato dell’assenza della politica, quella che abitualmente scriviamo con la P maiuscola. Ma i 23 sindaci presenti alla manifestazione ci dicono il contrario: non solo la politica è viva e vegeta, ma è addirittura in prima fila nel chiedere quello che della politica è l’essenza: il confronto.
  • Anche della Chiesa si può dire la stessa cosa; se l’Istituzione è stata assente, al contrario le espressioni di base e la Chiesa locale hanno partecipato attivaente, segno di una profonda incarnazione nel tessuto sociale.
  • Da più parti, sia da destra che da sinistra, si è detto e scritto che la TAV è sinonimo di progresso e in quanto tale non può essere fermata. Mi chiedo però se anche il rispetto della volontà popolare non faccia parte del progresso. E che progresso!
  • Due parole infine sull’attacco violento dei black – block. È curioso come, dopo il gran parlare che sen’è fatto i primi due giorni, siano completamente usciti di scena, come se non fossero mai esistiti! E poi che odore di vecchio e di stantio... È come se fossimo ripiombati indietro nel tempo, esattamente a 10 anni fa, a Genova, durante quel tragico G8.

Attenzione: quando il Potere non sa più che pesci prendere può sempre scaricare le

responsabilità sui violenti, sui facinorosi, appunto sui black – block...

Ma i pesci non abboccano tutti!