Oltre la retorica sui bimbi rom
Si dice: nessuno vuole un campo sotto casa. Ok. Ma il problema vero è che diversi vogliono un romeno (o un moldavo, o un afgano...) che lavora in nero in un cantiere
Sono morti quattro bambini in un incendio. E questo più o meno lo sappiamo tutti. Secondo me c'è una cosa, invece, che si disperde come nebbia nel fumo delle chiacchiere, in questa terribile, ennesima, vicenda metropolitana. Travolti come siamo dal solito rincorrersi di luoghi comuni, idiozie e paure ataviche, di varia tonalità e colore, su Rom e dintorni, io ritengo che si perda un dato di fondo.Il problema davvero sono i Rom? «Brutti e cattivi» che siano o meno? O che ci sono migliaia di persone che vivono in situazioni al limite dell'umano... e molti non sono Rom?
La soluzione (finale?) è abbattere sistematicamente le baracche e «togliere i figli ai poveri», ipotesi che qualcuno sta ventilando?
Perché - al netto di festini, furbetti e veline - il «problema povertà» a Roma è molto più grosso della solita trita insopportabile bagarre sui Rom. E lambisce migliaia di persone e famiglie, spesso invisibili a media e istituzioni (salvo lo zelo burocratico per sanzioni e simili), che non sono in una baracca... ma sono a rischio, anche con situazioni psicologiche, sociali e perfino lavorative apparentemente normali.
Si dice: nessuno vuole un campo Rom sotto casa. Ok.
Ma in diversi vogliono un romeno (o un moldavo, o un afgano, o...) che lavora in nero, a volte senza vedere nemmeno i soldi prima di mesi, in un cantiere o in una ditta di ristrutturazioni. Uno che magari vive in uno di questi insediamenti perché altrove non può... o magari sta in un sottoscala, o in un capannone abbandonato... Ma tanto lì si notano di meno, sono meno antiestetici... Oppure sono in dieci in un appartamento affittato - in nero - da un onesto e spaventato cittadino....
Se non si squarcia questo velo a tutti i livelli - informativo, istituzionale ed educativo - non ne usciremo mai. Perché la logica di intervento che sarebbe più ovvia, quella del rispetto reciproco dei diritti e dei doveri, in un Paese che sembra non sappia più che valore abbiano queste due parole, non sembra seriamente proponibile ai più.
da vinonuovo.it 12/02/11