Lega Nord di Crema

Alla Sezione Lega Nord Crema,

ho trovato nella cassetta della posta il vostro biglietto con gli auguri di buon Natale e felice anno nuovo. L’ho gradito assai perché riportava all’interno a grandi e bei caratteri questa frase di Papa Giovanni XXIII:

“L’umanità è una grande, una immensa famiglia….Troviamo la dimostrazione di ciò da quello che ci sentiamo nei nostri cuori a Natale.”

Mi ha dato gioia trovarmi in sintonia non solo col Beato Papa Giovanni ma anche con voi nel vedere e considerare l’umanità una grande e immensa nostra famiglia.

Veramente. Quello che sentiamo nei nostri cuori a Natale dimostra questa sacrosanta verità! Però, solo nella misura in cui viviamo un autentico amore verso tutti gli uomini, nostri simili e nostri fratelli, diamo conferma di questa verità e dell’autenticità del nostro sentire! Ma domando a me in prima persona e, se permette anche a voi: lo dimostriamo nei fatti, nel modo di vedere e trattare certa gente, nelle leggi che promoviamo, nella cultura che coltiviamo.

Per aiutarci a dare una risposta sincera riporto altre frasi di Papa Giovanni, scritte in alcuni paragrafi dell’apprezzatissima Enciclica Pacem in Terris, da Lui firmata l’undici aprile del lontano 1963. “Ogni essere umano ha diritto alla libertà di movimento e di dimora all’interno della Comunità politica di cui è cittadino; ed ha pure il diritto, quando legittimi interessi lo consigliano, di immigrare in altre Comunità politiche e stabilirsi in esse. Per il fatto che si è cittadini di una determinata Comunità politica, nulla perde di contenuto la propria appartenenza, in qualità di membri, alla stessa famiglia umana; e quindi l’appartenenza, in qualità di cittadini, alla Comunità mondiale.” (n. 12)

“….Non è superfluo ricordare che i profughi sono persone; e che a loro vanno riconosciuti tutti i diritti inerenti alla persona: diritti che non vengono meno quando essi siano stati privati della cittadinanza nelle Comunità politiche di cui erano membri.

Fra i diritti inerenti alla persona vi è pure quello di inserirsi nella Politica in cui si ritiene di potersi creare un avvenire per se e per la propria famiglia; di conseguenza quella Comunità politica, nei limiti consentiti dal bene comune rettamente inteso, ha il dovere di permettere quell’inserimento, come pure di favorire l’integrazione in se stessa delle nuove membra.” (n. 57)

“Siamo lieti di cogliere l’occasione per esprimere il Nostro sincero apprezzamento per tutte le iniziative suscitate e promosse dalla solidarietà umana e dall’amore cristiano allo scopo di rendere meno doloroso il trapianto di persone da un corpo sociale ad un altro….” (n. 58)

Dopo ben 47 anni il linguaggio suona evidentemente datato, ma il contenuto è di grande attualità.

Io penso, tra i tanti drammi, a quello documentato e denunciato per parecchi giorni di seguito dal quotidiano Avvenire. Sono 250 gli africani in catene nel deserto egiziano dal 20 novembre scorso. Settantacinque sono di origine eritrea e in gran parte respinti, lo scorso maggio, al largo di Lampedusa, mentre erano diretti al nostro Paese. Imprigionati nel campo di concentramento di Al Braq nel sud della Libia in mezzo al Shara, liberati il 6 luglio ma col divieto di lasciare la città di Sebah. A novembre tentano la fuga nel Sahara verso Israele per giungere in Europa attraverso la Turchia, ma vengono catturati da una banda di predoni, un’organizzazione di trafficanti di schiavi che non riuscendo ad ottenere 8.000 euro di riscatto a testa già ne hanno ammazzati 6 con due diaconi ortodossi. Erano fuggiti con alcune centinaia di eritrei dal loro Paese, governato da una feroce dittatura dal 1993, che obbliga al servizio militare e lavori forzati, gli uomini dai 18 ai 40 anni, fino ai 27 le donne, con le ragazze alla mercé degli ufficiali. Chi tenta di fuggire o disertare nei casi migliori finisce in carcere. Se questi profughi tornano hanno la certezza della morte.

Solo se guardiamo questi fatti alla luce delle parole di Giovanni XXIII, cioè con i suoi occhi, e se con il suo cuore cerchiamo di amare queste persone, potremo vivere veramente un buon Natale cristiano e costruire un 2011 più giusto e felice. Celebriamolo pensando a Giuseppe, Maria e Gesù costretti a fuggire da Betlemme per andare a vivere, profughi e immigrati clandestini, in Egitto.

Grazie per avermi letto ed auguri di cuore per il S. Natale e il nuovo anno.

D. Ennio Raimondi
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Clicca qui per scaricare il pdf contenente questa lettera e una "riflessione ad alta voce" nella festa della S. Famiglia di Gesù, Maria e Giuseppe di d.Ennio Raimondi