Quando accattone è lo stato
“Attento a quel rettilineo vicino a Cremona! Polizia locale e Carabinieri fanno strage di incauti automobilisti che corrono”.
Nel mettermi in viaggio, ho ripensato, come un automa, a pochi mesi fa, quando lungo la strada che costeggia il canale Vacchelli, venni fermato dalla Polizia locale per eccesso di velocità. Giustissimo: andavo a 60 Kmh in città! Ma perché mettersi a controllare la velocità proprio lì, dove non ci sono pericoli, essendo la strada costeggiata dal canale e dal muro di una fabbrica e i passaggi pedonali sono uno all’inizio e uno alla fine della strada?
Travolto dagli ultimi avvenimenti sono andato a cercare sul dizionario la parola accattonaggio. Il Devoto Oli così recita: “Andare elemosinando per vizio o per bisogno, mendicare”. Mi sono soffermato sulla parola vizio che evoca in me, oltre a terribili immagini di perversione, anche e soprattutto quella di debolezza, di un’estrema debolezza fisica e morale.
Perché ce la prendiamo sempre con i deboli? O meglio perché i deboli devono sempre pagare per tutti?
Allargo il discorso. La crisi dilaga e bisogna tappare le falle altrimenti si cola tutti a picco. Bisogna fare dei sacrifici. Certo e si spera un po’ per uno. Ma per risparmiare è giusto:
- che si decurti del 15% lo stipendio dei dipendenti pubblici contro il 5% dei dirigenti ministeriali?
- che si costringano i genitori a portare a scuola carta igienica, materiale vario se non addirittura soldi?
- che si tolgano ore di insegnamento agli alunni diversamente abili?
- che, invece di chiedere il dovuto a chi ha evaso le tasse trasferendo capitali all’estero, ci si limiti a chiedere solo il 5%?
- che si tenti di togliere diritti ai lavoratori con il ricatto della disoccupazione, come sta avvenendo nella vertenza FIAT di Pomigliano?
E’ giustizia o accattonaggio?
E’ triste vivere in un paese dove lo stato si comporta da accattone, e per di più molesto perché non chiede, arraffando qua e là senza criterio i soldi di cui ha bisogno per rilanciare un’economia in crisi. Ma è altrettanto triste vivere in una società tanto superficiale dove è importante solo ciò che appare, tanto individualista da non capire che, proprio aiutando chi mi sta vicino, ho la certezza di migliorare anche la mia condizione e tanto cieca da non accorgersi di accattonaggi, condotti alla sue spalle, di dimensioni infinitamente maggiori di quelli che incontriamo agli angoli delle strade.
Per fortuna ci sono donne, uomini, intere comunità, come la diocesi di Crema, che, alla luce del Vangelo, sanno discernere, lodando ciò di positivo viene fatto e ciò che di antievangelico viene compiuto. E ricordiamo che non esistono facili condanne in nome del Vangelo. Questo, se mai, mi chiede di essere chiaro nella parola: “Il tuo parlare sia sì, sì, no, no” e coerente nell’azione: “Siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste”. Il resto sono chiacchiere da bar o… da giornalista frustrato.